Il Coronavirus in Africa, analisi del rischio Covid-19

Fonte: Jeune Afrique. Rielaborazione grafica IFI Advisory

Il 14 febbraio 2020 le autorità sanitarie egiziane hanno ufficialmente accertato un caso di contagio da Covid-19 in Egitto, il primo nel Paese e nell’intero continente africano. Il paziente, un cittadino cinese in viaggio in Egitto, è stato identificato direttamente all’ingresso nel paese nel corso dei controlli sanitari attualmente in vigore presso tutti gli aeroporti internazionali egiziani.

Sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19 sono stati numerosi i casi di presunto contagio da coronavirus riportati in Africa (fino a questo momento, Sud Africa, Angola, Botswana, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Camerun, Etiopia, Gabon, Ghana, Guinea, Guinea Equatoriale, Kenya, Madagascar, Mauritius, Namibia, eSwatini, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Nigeria, Sudan e Sud Sudan).

Sebbene la maggior parte dei casi sospetti di coronavirus in Africa segnalati all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), siano al momento risultati negativi, risultano ancora in quarantena circa una decina di persone (la maggior parte delle quali in Burkina Faso) che dovranno sottoporsi ad ulteriori test di valutazione.

Fonte: Africa CDC

In generale, l’identificazione del primo caso di Covid-19 a livello continentale in Egitto non appare essere casuale: da un lato, nel paese nordafricano si registrano standard e capacità sanitarie più elevati rispetto agli altri paesi del continente, tali da consentire una più rapida identificazione di eventuali casi di contagio da coronavirus; dall’altro, l’Egitto rappresenta uno dei principali hub regionali per i collegamenti da e per la Cina, elemento che espone il Paese ad un rischio maggiore rispetto agli altri Stati del continente.

Tuttavia, la presenza di un sistema sanitario e di gestione delle emergenze di sanità pubblica migliore rispetto alla media dei Paesi africani, consente di ipotizzare anche una maggiore capacità di contenimento della diffusione del coronavirus da parte del sistema egiziano.

L’Istituto Nazionale francese di salute e ricerca medica ha stilato nei giorni scorsi per conto del governo francese uno studio per valutare la preparazione del continente africano a far fronte ad una eventuale epidemia da Covid-19; tale studio aveva identificato proprio nell’Egitto il paese a più alto rischio di importazione del virus, ma contestualmente con la più alta capacità e preparazione a rispondere da un punto di vista sanitario.

Gli studi sulle prospettive di diffusione della malattia nel continente africano si basano essenzialmente su due fattori: la capacità dei paesi di rispondere alle crisi sanitarie (valutato sulla base principalmente dello SPAR – State Parties self-Assessment Annual Reporting, che gli stati inviato all’OMS) e sull’Indice di vulnerabilità alle malattie infettive (Infectious Disease Vulnerability Index – IDVI).

Sulla base di queste valutazioni, i paesi maggiormente preparati a gestire un rischio epidemico Covid-19 sarebbero Sud Africa, Egitto, Tunisia e Marocco, seguiti dal Botswana. A presentare le maggiori criticità sotto questo profilo sono invece Somalia, Sud Sudan, Mauritania, Ciad, Repubblica Centrafricana. Da una valutazione generale, le capacità di risposta ad una eventuale epidemia Covid-19 nel continente risultano particolarmente basse. Ciò espone verosimilmente il continente ad un alto rischio di diffusione.

Più nel dettaglio, alcuni studi internazionali coordinati dall’OMS hanno identificato 13 paesi africani maggiormente a rischio Covid-19 anche sulla base dei collegamenti aerei diretti e del numero di viaggiatori cinesi in transito nei diversi aeroporti dei paesi africani (escludendo quindi dalla valutazione gli altri punti di ingresso nei paesi); si tratta nello specifico di Algeria, Angola, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Ghana, Kenya, Mauritius, Nigeria, Sud Africa, Tanzania, Uganda e Zambia. Tuttavia, tale valutazione potrebbe subire variazioni parallelamente all’evolversi della diffusione idei casi di Covid-19 nelle diverse province cinesi

Soprattutto per rispondere a queste crescenti preoccupazioni i vertici politici e sanitari hanno istituito una task force continentale (“Task Force Africa”), composta da esperti di epidemie e in costante contatto con l’OMS, coordinata da 5 paesi (Senegal, Kenya, Marocco, Nigeria e Sudafrica). Attualmente gli sforzi degli organismi sanitari internazionali e nazionali si stanno concentrando sul rafforzamento della capacità diagnostica del Covid- 19 degli stati membri dell’Unione Africana (UA): al momento circa 16 paesi su 54 hanno la capacità di testare il coronavirus; entro la fine del mese circa il 90% degli stati africani dovrebbero completare il processo.

La diffusione del virus Covid-19 rappresenta una grave minaccia per il continente africano poiché insiste su una situazione gravata da strutturali debolezze dei sistemi sanitari pubblici (generalmente precari e inefficienti, con scarse capacità diagnostiche e di risposta alle epidemie), dalla diffusione di altre malattie infettive (in particolare la malaria, la tubercolosi o le infezioni da Hiv), da insicurezza alimentare (secondo i dati delle Agenzie delle Nazioni Unite relativi al 2016, circa il 28% della popolazione africana è a rischio sicurezza alimentare) e igienica. La preoccupazione deriva anche dall’ingente numero di persone che potrebbero esserne contagiate in relazione alla forte pressione demografica del continente.

L’eventuale diffusione di focolai incontrollati del coronavirus in Africa potrebbe, infatti, incidere negativamente sui processi di sviluppo socio-economico del continente, riducendone ulteriormente le possibilità di crescita; in una prospettiva internazionale legata alla diffusione del Covid-19, d’altro canto, lo sviluppo incontrollato del virus in Africa moltiplicherebbe la sua stessa diffusione a livello globale.

Appare pertanto necessaria, per tutti gli operatori economici con attività di business nel continente africano, l’adozione di specifiche misure di mitigazione del Covid-19 tali da garantire la compliance normativa, la tutela delle persone e l’integrità degli asset aziendali nello svolgimento del proprio business. Ciò non può prescindere da una attenta analisi preliminare, volta a meglio identificare gli obblighi dell’azienda sotto il profilo legale, eventuali gap sotto il profilo organizzativo-procedurale, gli specifici rischi operativi ai quali potrebbe essere esposta (variabili a seconda del settore di attività e delle aree di operatività) e, conseguentemente, le misure da implementare.