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Etiopia: arresto di sospetti affiliati ad organizzazioni terroristiche

L’Etiopia rappresenta un obiettivo del terrorismo di matrice islamica ma diversi fattori contribuiscono a rendere nel complesso contenuto il rischio di attacchi di alto profilo. L’ultima azione significativa attribuita al gruppo somalo al-Shabab risale al 2013, quando un attacco esplosivo fallito ad Addis Abeba (area di Bole) ha causato la morte degli esecutori. Sebbene il gruppo non sia ancora riuscito a compiere attacchi di successo nel paese è indubbio che abbia tentato più volte di operare all’interno del territorio. Attualmente, persiste il rischio di attacchi contro forze di sicurezza locali, sedi istituzionali e interessi internazionali. La minaccia rappresentata dall’organizzazione Stato Islamico (Islamic State – IS) è al momento meno rilevante e consiste della possibilità di azioni di basso profilo.
Il persistere della minaccia posta dall’attività dei gruppi terroristici è apparsa comprovata dalla notizia, diffusa il 21 settembre 2019 dalle autorità etiopi, dell’arresto di diversi soggetti affiliati ad IS e al-Shabab. L’operazione è stata svolta ad Addis Abeba e in alcune località situate all’interno dell’Oromia e dello stato dei somali. Alcuni dei sospetti sono accusati di aver fotografato aree sensibili allo scopo di pianificare attacchi terroristici contro hotel, luoghi di culto e aree pubbliche della capitale e di altre località del paese. Alcuni soggetti coinvolti nella pianificazione degli attacchi sono stati arrestati in Gibuti e Somaliland, grazie alla collaborazione tra le forze etiopi e le rispettive autorità locali.

Assessment

La notizia degli arresti del 21 settembre 2019 conferma Addis Abeba quale obiettivo ambito del terrorismo di matrice islamica, sia per il suo valore simbolico (in quanto capitale di uno stato direttamente coinvolto nel conflitto somalo attraverso la missione AMISOM), sia per la significativa presenza di personale internazionale. L’arresto dei sospetti terroristi dimostra, d’altra parte, la capacità delle forze di sicurezza etiopi nelle attività di prevenzione, fattore che, insieme ad altri, contribuisce a ridimensionare efficacemente il rischio di attacchi nel breve periodo, soprattutto in termini comparativi rispetto ad altri paesi limitrofi (ad es. Kenya). L’11 settembre 2019 le autorità etiopi avevano dichiarato di aver arrestato per la prima volta dei soggetti affiliati al gruppo Stato Islamico e nel mese di aprile 2019 dei sospetti collegati ad al-Shabab erano stati arrestati con l’accusa di aver pianificato attacchi ad Addis Abeba.
Il gruppo terroristico somalo al-Shabab rappresenta attualmente nella regione il principale attore armato non-statale che dispone della capacità effettiva di perpetrare attacchi di alto profilo anche al di fuori dei territori sottoposti al suo controllo. D’altra parte, in Etiopia, le azioni attribuibili al gruppo avvenute negli ultimi anni sono poche (in termini quantitativi) e caratterizzate da un basso impatto.

Figura 1: Immagine tratta dalla trascrizione in inglese del messaggio audio di Abu Ubeydah leader di al-Shabab, pubblicato nel mese di settembre 2019 da al-Kataib. Nel messaggio sono presenti diversi riferimenti all’Etiopia, definita dal gruppo come paese “crociato”. Fonte: Ifi Monitoring.

L’organizzazione terroristica transnazionale Stato Islamico mantiene una presenza soprattutto nelle aree settentrionali della Somalia (regione di Bari, Puntland, dove secondo alcune stime conterebbe circa 300 militanti, fra cui almeno 8 etiopi), ma non sembra disporre di una capacità operativa tale da rappresentare una minaccia significativa all’interno dell’Etiopia (il rischio maggiore posto da IS nel paese è quello di attacchi compiuti da piccoli gruppi o singoli individui ispirati all’ideologia del gruppo, al momento sono improbabili attacchi di alto profilo).
Sebbene limitatamente alla minaccia derivante dall’estremismo islamico, il quadro di sicurezza in Etiopia resti sostanzialmente invariato, le informazioni inerenti alle fasi preparatorie degli attacchi attuate dagli arrestati confermano come gli hotel frequentati da stranieri rappresentino obiettivi potenziali per attentati di alto profilo. L’analisi delle procedure e delle tattiche adottate da al-Shabab nelle azioni compiute nella regione ai danni di hotel e centri commerciali, evidenzia come la fase operativa sia generalmente preceduta da un’accurata fase preparatoria che include lo studio delle vulnerabilità (in termini di gap nei sistemi di sicurezza) degli obiettivi. Ciò comporta per gli operatori economici stranieri con personale in trasferta in Etiopia, la necessità di verificare che presso le strutture ricettive selezionate siano adottati piani e misure di sicurezza idonei a mitigare i rischi di security collegati all’eventualità di attacchi terroristici. Nella valutazione delle misure di sicurezza dovrebbero essere considerati, fra l’altro, i dettagli inerenti al perimetro della struttura, ai rispettivi sistemi di sicurezza, al controllo degli accessi al sito nonché la presenza di una funzione specifica di management dell’hotel adibita alla security.
Nel breve/medio periodo il rischio di attacchi di alto profilo di successo in Etiopia compiuti da al-Shabab o altri gruppi ideologicamente ascrivibili alla dottrina salafita rivoluzionaria, come lo Stato Islamico, si attesta su livelli contenuti. D’altra parte, la comprovata presenza di cellule operative sia ad Addis Abeba che in altre aree del territorio etiope è indicativo di un rischio concreto non trascurabile. È inoltre ipotizzabile che soggetti e organizzazioni afferenti all’estremismo religioso tentino nel breve/medio periodo di estendere le loro operazioni e attività di reclutamento nel paese, sfruttando le tensioni etniche che storicamente lo affliggono e che sembrano essersi esacerbate in seguito all’insediamento del nuovo esecutivo (aprile 2018).