La minaccia jihadista in India

Ovierview

Fin dalla sua indipendenza nel 1947 l’India è stata attraversata da dinamiche conflittuali interne sfociate in varie forme di terrorismo di matrice religiosa con specifiche peculiarità, sulle quali negli ultimi anni si è innestata la presenza di organizzazioni terroristiche con una prospettiva globale (al-Qaeda e Stato Islamico – IS).

Per ragioni di carattere storico, la minaccia jihadista in India interessa primariamente lo stato del Jammu & Kashmir, mentre i gruppi d’insorgenza d’ispirazione salafita appaiono avere una minore capacità di proiezione nel resto del Paese. Nonostante l’India rappresenti il secondo Paese al mondo per numero di musulmani (circa 195 milioni, una minoranza pari al 15% della popolazione), risulta che solamente tra i 100 e i 150 indiani abbiano viaggiato verso la Siria, l’Iraq e l’Afghanistan per aderire all’IS (si consideri, a titolo comparativo, che in Indonesia, il numero è compreso tra le 800 e le 1.000 unità). Si tratta, dunque, di numeri molto bassi, se confrontati con i dati relativi alla popolazione musulmana presente in India e ai foreign fighters che dall’Europa e da altre regioni del globo hanno raggiunto il Medio Oriente. In ogni caso, malgrado questa “anomalia” indiana, le autorità non sottovalutano i rischi connessi alla presenza di cellule dell’IS e di al-Qaeda in diverse aree della Federazione e le capacità di espansione della minaccia attraverso la propaganda, innanzitutto tramite la rete Internet, che ha contribuito alla radicalizzazione di diversi individui.

La presenza di cellule legate all’IS è stata registrata a Hyderabad, Bangalore, Ahmedabad e Pune, mentre tra le organizzazioni si possono segnalare l’Harkat-ul-Harb-e-Islam (HuHi), attivo tra Delhi e l’Uttar Pradesh, l’Ansar-ut Tawhid fi Bilad al-Hind (AuT), il Popular Front of India (PFI), fondato in Kerala, e il Neo-Jamiat-ul-Mujahideen Bangladesh (NJMB), che ha operatività transnazionale. Un recente sviluppo concerne i tentativi indirizzati all’espansione dell’IS verso il sud dell’India, in particolare nel Kerala, dove esistono collegamenti con gli artefici degli attentati di Pasqua 2019 a Colombo, in Sri Lanka, rivendicati dall’IS. Secondo le autorità singalesi, infatti, gli attentatori hanno compiuto dei viaggi a Bangalore, in Kashmir e nel Kerala per l’addestramento e il supporto logistico. Una potenziale minaccia regionale è dunque rappresentata dal consolidamento di un network che collegherebbe Jammu & Kashmir, Kerala, Sri Lanka e Maldive. Per quanto concerne al-Qaeda, essa è presente dal settembre 2014 con il gruppo al-Qaeda in the Indian Subcontinent (AQIS).

Analisi

I dati degli ultimi anni attestano però che l’azione del terrorismo di matrice islamica, al di fuori del territorio del Jammu & Kashmir, è stata contenuta, grazie a un’efficace attività da parte delle Forze di sicurezza indiane e della National Investigation Agency (NIA). Le molteplici formazioni jihadiste che in passato sono state responsabili di numerosi attacchi, in particolare l’Indian Mujahideen, così come l’IS e AQIS non hanno recentemente compiuto azioni significative. L’ultimo episodio di rilievo risale al 7 marzo 2017 quando dieci persone furono ferite in una serie di esplosioni, rivendicate dall’IS, presso la stazione ferroviaria di Shajapur (Madhya Pradesh). Nel quinquennio 2013-2018, l’attacco di matrice jihadista che ha compiuto più vittime è del 27 ottobre 2013, quando l’Indian Mujahideen pianificò un attentato a Patna (Bihar), uccidendo sette civili. Per fornire un paragone, solamente nel 2008 vi furono dieci attacchi di rilievo di matrice jihadista (tra cui si ricorda quello del 26 novembre a Mumbai con 166 morti) che causarono complessivamente 352 vittime. I motivi alla base della diminuzione degli episodi terroristici in India sono riconducibili a un miglioramento della preparazione e delle operazioni delle Forze di sicurezza, al potenziamento della National Investigation Agency (NIA), fondata nel 2009 dopo gli episodi di Mumbai per l’attività di controterrorismo, e a un capillare monitoraggio delle attività di gruppi e individui attraverso la rete Internet. A ciò si deve aggiungere l’accresciuta cooperazione dell’India in materia di antiterrorismo con altri stati (in particolare, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Canada).

A partire dagli attacchi di Mumbai del 2008 sono state arrestate 2.688 persone legate all’estremismo islamico, inclusi quadri di gruppi terroristi, agenti dei servizi segreti pakistani (Inter Service Intelligence – ISI) e cittadini bengalesi, nepalesi e pakistani. Di questi arresti, 249 sono stati effettuati nel 2017 e 312 nel 2018.

Figura 1. Dati relativi agli attacchi jihadisti e alle operazioni anti terrorismo in India. Fonte: South Asia Terrorism Portal.

Sebbene la minaccia continui a interessare gran parte del territorio nazionale, gli attacchi jihadisti tendono attualmente a gravitare principalmente attorno alla questione dell’insorgenza in Kashmir, dove esistono da decenni diverse sigle maggiormente organizzate rispetto a quelle operative nel resto dell’India; tra di esse le più importanti sono Hizbul Mujahidin, Lashkar-e-Taiba (LeT) e Jaish-e-Muhammad (JeM). Le Forze di sicurezza indiane considerano tali organizzazioni come strumenti utilizzati dal Pakistan per una proxy war in Kashmir contro l’India e negli ultimi anni è aumentato il reclutamento di nuovi militanti per il movimento separatista.

Nella regione sono state registrate anche diverse operazioni dell’IS (Islamic State in Jammu and Kashmir – ISJK), una propaggine dello Stato Islamico nel Khorasan (ISKP – Islamic State Khorasan Province). L’ISJK mantiene strette relazioni con il gruppo locale Jundul Khilafah Kashmir (sostenitori dello Stato Islamico nel Kashmir). Il 10 maggio 2019 l’IS ha per la prima volta fatto riferimento alla nuova provincia “al Hind” (Wilayat al-Hind) per rivendicare un’operazione contro le Forze di sicurezza indiane nel Kashmir e nel distretto di Shopian. Inoltre, una cellula collegata ad al-Qaeda nel Kashmir è Ansar Ghazwat-ul-Hind (AGH), creata nel 2017. Il 23 maggio 2019, nel corso di un’azione congiunta tra polizia ed esercito è stato ucciso nella città di Tral (distretto di Pulwama) il leader di AGH Zakir Rashid Bhat, meglio conosciuto come Zakir Mousa. La morte di quest’ultimo è stata seguita poco tempo dopo dall’uccisione del portavoce dell’AGH.

Figura 2. Comunicato ufficiale del Wilayat al-Hind sull’attacco del 10 maggio 2019 nel distretto di Shopian
Figura 3. Combattenti di AQIS in Kashmir.

A differenza della situazione nel resto del Paese, i numeri relativi agli attacchi terroristici in Kashmir sono in costante aumento dal 2012, dopo una fase di progressivo calo degli episodi dal 2001 al 2012. Nel 2018 il numero delle vittime è aumentato a 451, il più alto livello dopo il 2008, quando morirono 541 persone. Per un fornire un termine di paragone, si consideri che i morti nel 2016 furono 267, mentre nel 2017 358. In aggiunta, le vittime civili del 2018 sono risultate in aumento (86), dato più alto numero dal 2007 (164 morti). L’attentato recente più significativo è avvenuto a Pulwama il 14 febbraio 2019 contro un convoglio militare indiano (46 vittime) ed è stato rivendicato dal JeM.

Figura 4. Dati relativi agli attacchi jihadisti in Kashmir. Fonte: South Asia Terrorism Portal.

Il recente aumento delle operazioni terroristiche nel Kashmir è in parte riconducibile alla crescente conflittualità tra i gruppi storicamente operanti nella regione e che perseguono un’agenda islamista nazionale (HM, JeM e LeT) e i recenti gruppi (AGH e affiliati dell’ISIS) che invece perseguono un’agenda islamista transnazionale, più vicina alle istanze di al Qaeda e dello Stato Islamico (come i AGH e i gruppi affiliati allo Stato Islamico). Il territorio è pertanto caratterizzato da una dinamica simile a ciò che avviene in altri contesti in cui diversi gruppi insorgenti si scontrano (come per esempio accade in Afghanistan con gli scontri tra l’Emirato Islamico e la filiale locale di IS): le sigle terroristiche ampliano la portata dei loro attacchi al fine di porsi in una posizione di vantaggio nei confronti dei loro competitor, per ottenere maggiori finanziamenti e attrarre più reclute. La crescente tensione tra questi panisilamisti e islamisti locali è sfociata, infatti, in veri e propri scontri armati, come quello verificatosi il 26 giugno in cui sembrerebbe che un militante dello Stato Islamico sia stato ucciso da tre miliziani appartenenti alla fazione Hizbul Mujahidin.

Outlook

Nei prossimi mesi è dunque verosimile ipotizzare un ulteriore aumento degli attacchi terroristici in Kashmir e un contestuale incremento delle operazioni delle Forze di sicurezza indiane contro i militanti separatisti.

Per quanto riguarda il resto dell’India, l’ambiente politico e sociale, caratterizzato da una significativa polarizzazione tra i diversi gruppi religiosi, potrebbe offrire terreno fertile per una più forte diffusione dell’ideologia estremista islamica, veicolata da IS e al Qaeda. In questo contesto generale, considerata la crescente attenzione rivolta all’India dai sostenitori dello Stato Islamico e di al Qaeda nelle rispettive produzioni mediatiche, non può essere sottovalutato il rischio di attacchi asimmetrici perpetrati da lone-wolf ispirati da ideologie estremiste o, in misura minore, di azioni più complesse compiute da cellule più strutturate.