La presunta morte di Hamza Bin Laden

Fonti anonime dell’intelligence statunitense hanno affermato, nella giornata di ieri, di aver ricevuto informazioni attendibili relative alla presunta morte del figlio di Osama Bin Laden, Hamza Bin Laden. Secondo le indiscrezioni trapelate, rilanciate anche dal New York Times, gli Stati Uniti avrebbero giocato un ruolo importante nella morte di una delle figure più importanti nella catena di comando di Al Qaeda. Le ultime notizie su Hamza Bin Laden, datate gennaio 2019, lo collocavano nella provincia di Kunar, al confine tra l’Afghanistan e il Pakistan.

Messaggio di incitamento per Hamza Bin Laden, diffuso in un canale pro al Qaeda su Telegram.

La comunità di esperti sul terrorismo jihadista è sempre stata divisa sull’effettiva importanza rivestita dal figlio di Osama Bin Laden all’interno dell’organizzazione. Sebbene Hamza probabilmente fosse troppo giovane per assumere nel breve termine il ruolo di leader di al Qaeda, è innegabile che quest’ultimo ricoprisse un ruolo di primo piano sotto il punto di vista mediatico. Ad agosto 2015, l’attuale leader di al Qaeda, Ayman al Zawahiri, introdusse la prima registrazione audio di Hamza Bin Laden presentandolo come Il Leone dal Din. Nei successivi audio-messaggi, circa una dozzina, rilasciati in questi anni dal canale mediatico ufficiale di al Qaeda, As Sahab Media, il figlio di Osama Bin Laden, nonostante la giovane età, veniva presentato come “al Sheikh”, un titolo che viene conferito solo alle figure più autorevoli all’interno dell’organizzazione. Se quindi la notizia sulla sua presunta morte trovasse conferma, le capacità operative del gruppo rimarrebbero pressoché invariate, ma è innegabile che al Qaeda potrebbe aver subito un forte danno d’immagine, soprattutto per tre motivi.

Uno degli ultimi video diffusi da As Sahab Media, il canale ufficiale di al Qaeda, con Hamza Bin Laden come protagonista.


Hamza Bin Laden era la figura mediatica con la quale al Qaeda aveva ridato vigore alla vecchia retorica del colpire il nemico lontano. Strategia che negli ultimi anni al Qaeda aveva abbandonato, privilegiando la retorica del colpire il nemico vicino, ovvero i regimi apostati che avrebbero tradito i precetti dell’Islam. Il figlio di Osama Bin Laden, infatti, spesso evocando gli attacchi perpetrati dal padre, invocava una nuova ondata di attacchi nell’occidente e più volte aveva auspicato azioni in stile lone-wolf che colpissero gli interessi dai paesi crociati.
La figura di Hamza Bin Laden, dati i suoi natali, veniva anche sfruttata per rilanciare il brand di al Qaeda nella penisola arabica, ultimamente messo in secondo piano a causa delle nazionalità della sua attuale leadership, per lo più giordani ed egiziani.
Hamza Bin Laden è una delle poche figure ai vertici di al Qaeda a non essere mai stata criticata dai competitor jihadisti dello Stato Islamico, in un periodo in cui, entrambe le organizzazioni tendono ad aggredirsi sia mediaticamente che operativamente.

Il video diffuso da al Furqan Media, il canale mediatico dello Stato Islamico, intitolato “Apologies Emir of al Qaeda”, pronunciato dall’ex portavoce del gruppo Abu Mohammad al Adnani, che sancisce la frattura definitiva tra lo Stato Islamico e al Qaeda.

Allo stato attuale non sono arrivate conferme ufficiali da parte dell’amministrazione statunitense e altri dettagli devono ancora emergere. Le dipartite delle figure chiave del jihadismo internazionale risultano sempre particolarmente complicate da confermare, sia a causa dell’estrema sensibilità delle informazioni sia a causa dei contesti di clandestinità in cui questi leader si muovono. La morte del Mullah Omar, storico leader dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan, nonostante fosse avvenuta nel 2013, fu scoperta dal governo afghano e dai suoi alleati solo nel 2015. In questo caso, i vertici dei Taliban nascosero la notizia per non creare dissidi interni nei loro ranghi. Più recentemente, nel novembre 2018, il governo francese aveva dato per certa la morte di un leader di JNIM, Amadou Koufa, in seguito ad un’operazione d’antiterrorismo condotta nel nord del Mali. La notizia pochi giorni dopo trovò conferma anche da parte dell’esercito Maliano. A febbraio 2019, Amadou Koufa apparse in nuovo video in cui quest’ultimo definì i francesi come bugiardi, per aver mentito in merito alla sua presunta morte.

Amadou Koufa nel video rilasciato a febbraio 2019 in cui smentisce le notizie sulla sua presunta morte.

Messe di fronte all’evidenza, le organizzazioni jihadiste, solitamente, non fanno mistero sulle dipartite dei loro leader. La presunta morte di Hamza Bin Laden, qualora fosse confermata, potrebbe trovare un riscontro mediatico sia da parte dell’organizzazione che da parte delle sue filiali, che potrebbero utilizzare la morte del figlio di Osama Bin Laden per dare ulteriore impeto alla loro narrativa, anche con il fine di mostrare la coesione ideologica tra i differenti branch regionali del gruppo. Probabilmente, con la morte di Hamza Bin Laden, al Qaeda potrebbe affrontare nuovi problemi interni tra i suoi differenti clan.